Una nuova amica al Uasi Camp

05 September 2026Tutorial

PREMESSA OPERATIVA

Il collettivo UASI, nel corso delle proprie attività di restauro e di alleggerimento patrimoniale, ha recentemente accolto una nuova risorsa biologica nel perimetro del campo base. Non si tratta di un volontario, né di un attrezzo Zarpellonico. Si tratta di un baobab.

Il baobab, che Handy ha portato dall'Africa con la cura di chi sa che alcune radici non si lasciano alle spalle, è stato piantato al Uasi Camp. E, come ogni elemento del nostro ecosistema, ha ricevuto un nome. Un nome che è un manifesto, una dichiarazione di intenti, una rivolta silenziosa contro le regole grammaticali e le convenzioni sociali.

UNA QUESTIONE DI GENERE

La lingua italiana, nella sua ineffabile saggezza, ha deciso che gli alberi sono di sesso maschile. Il pino, il fico, il melo. Maschi. Eppure, gli uragani, fenomeni naturali di devastante potenza, sono di sesso femminile. Katrina, Irma, Harvey. Femmine.

Questa discrepanza, che a prima vista potrebbe sembrare una semplice curiosità linguistica, è in realtà un riflesso culturale che il collettivo UASI ha deciso di sovvertire. Se la natura non si piega alle nostre categorie, perché dovremmo farlo noi?

"La lingua è uno strumento di potere, e come tale va decostruita. Se un albero può essere maschio, può anche essere femmina. Se un uragano può essere femmina, può anche essere maschio. Noi abbiamo scelto la via della sovversione."

CHING SHIH, LA PIRATESSA CHE SFIDÒ GLI IMPERI

Il baobab piantato al Uasi Camp si chiama Ching Shih. Il nome è quello della più grande piratessa della storia, una donna cinese vissuta tra il 1775 e il 1844 che ha terrorizzato il Mar della Cina all'inizio del XIX secolo. Una figura leggendaria che ha sfidato la Marina cinese, quella britannica e quella portoghese con una flotta di oltre 1.800 navi.

Ching Shih, nata in una famiglia poverissima nella provincia di Canton, iniziò la sua vita come prostituta in un bordello. Poi incontrò un pirata, ne divenne la moglie e, quando lui morì in circostanze poco chiare, prese il comando della sua flotta. Non solo la mantenne, la ingrandí fino a farla diventare la più potente forza navale del suo tempo.

Creò un codice di condotta severo, impose regole ferree ai suoi uomini e sconfisse ogni flotta che le si parasse davanti. Nessuno riuscì a fermarla. Nemmeno l'Imperatore. Alla fine, dopo anni di terrore, Ching Shih accettò un'amnistia e si ritirò in pace, morendo da libera all'età di 69 anni. Una delle poche piratesse a morire di vecchiaia.

Il baobab, come Ching Shih, viene da terre lontane. Come lei, ha radici profonde e una forza che sfida il tempo. Come lei, è sopravvissuto a tutto. E come lei, è femmina.

"Ching Shih ha sfidato gli imperi con una flotta di 1.800 navi. Il nostro baobab sfiderà il tempo con le sue radici. E la lingua italiana con il suo genere."

ANNE BONNY, LA GATTA PIRATA

Non è la prima volta che il collettivo UASI rende omaggio a una piratessa. La nostra unità felina Bonny porta il nome di Anne Bonny, la piratessa irlandese che solcava i mari dei Caraibi all'inizio del XVIII secolo.

Anne Bonny, figlia illegittima di un ricco avvocato irlandese,abbandonò il marito per unirsi alla ciurma del capitano Jack Rackham e si distinse per atti di grande crudeltà e ferocia. Vestita da uomo, combatteva come una leonessa e non esitava a uccidere i compagni codardi. Una combattente feroce, capace di affrontare uomini armati senza esitazione.

Bonny, la nostra gatta, non è ancora salita su una nave pirata, ma ha dimostrato di avere lo spirito della sua omonima. Arrampicandosi sui tetti della baracca, sonnecchiando sul pozzo profondo 25 metri e sfidando ogni regola del campo base. Una piratessa, anche lei, a modo suo.

"Ching Shih, Anne Bonny e il nostro baobab. Tre femmine, tre ribelli, tre storie di resistenza. La pirateria, a quanto pare, è una questione di famiglia."

IL BAOBAB COME SIMBOLO

Il baobab piantato al Uasi Camp non è solo un albero. È un simbolo di resistenza. Come Ching Shih, ha radici profonde e una forza che sfida il tempo. Come Anne Bonny, è una ribelle. E come il collettivo UASI, è fuori dagli schemi.

In un mondo che cerca di categorizzare tutto, di incasellare ogni cosa in generi e ruoli prestabiliti, il nostro baobab è una dichiarazione di indipendenza. Non è un albero maschio. Non è un albero femmina. È un albero pirata. E come ogni pirata che si rispetti, segue solo le proprie regole.

"Il baobab è femmina. La gatta è pirata. E il cantiere prosegue. Ogni passo, anche il più piccolo, e ogni albero piantato, è un passo in più verso la libertà."
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